EDITORIALE di DON MAURIZIO su Camminiamo Insieme di giugno

VIVA LA SCUOLA

 

Sono stato insegnante di Religione per 10 anni nella scuola statale e conservo bellissimi ricordi di quella esperienza. Tra gli altri, ho conosciuto insegnanti preparati e appassionati e ho potuto constatare come, oltre alla materia di insegnamento, l’attenzione fosse per la crescita globale degli alunni e la loro formazione come persona e cittadino.

Sono stato poi, da Parroco, per altri 10 anni, presidente di una scuola materna parrocchiale (nido e scuola dell’infanzia) conoscendone dinamiche e problematiche.

Le cose che dico non sono da “partigiano” della scuola statale o paritaria ma osservazioni, mi pare, di puro buon senso.

In questi tempi di “coronavirus” sono tante le realtà economiche che rischiano il fallimento o la chiusura.

Un grido di allarme si è levato anche per le scuole paritarie cioè quelle scuole che non sono gestite direttamente dallo Stato o da Enti pubblici ma da Enti privati, Fondazioni, Parrocchie, Cooperative di genitori.

Su Il Segno (mensile diocesano) di maggio, Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e già collaboratrice del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), denuncia che una delle conseguenze del “coronavirus” potrebbe essere la chiusura del 30% delle scuole paritarie italiane che, attualmente, sono 12.000 e accolgono 900.000 studenti dando lavoro a 180.000 dipendenti.

Perché chiusura?

Perché le scuole paritarie, con modalità e convenzioni diverse, possono essere sostenute da contributi statali, regionali o comunali ma, soprattutto, sono sostenute dalla retta versata dalle famiglie.

In questo periodo di emergenza tante famiglie, perché in difficoltà economica o perché ritengono di non dover versare una retta per i mesi in cui la scuola rimane chiusa, non versano le rette e le scuole non riescono più a far fronte alle spese.

Nel Lecchese le scuole paritarie aderenti alla FISM chiedono il pagamento del 35% della retta alle famiglie con figli al nido dell’infanzia e il 50% della retta alle famiglie con figli alla scuola dell’infanzia. Queste scuole pagano poi l’80% degli stipendi agli insegnanti e al personale più le normali spese di gestione (logicamente mensa esclusa).

Ma il vero problema non è solo quello di sostenere, in questa emergenza, le scuole paritarie bensì, a partire da questa emergenza, porci il vero problema: che senso ha la scuola paritaria? Ed è giusto che lo Stato, la collettività, che pure le hanno riconosciute con la parità, le sostengano anche economicamente?

Vogliamo una società dove lo Stato garantisca a tutti gli alunni, gratuitamente, la stessa proposta formativa o una società dove ci sia una pluralità di proposte formative che, liberamente e gratuitamente, le famiglie possano scegliere per i propri figli?

Ho cercato una risposta nella Costituzione italiana, esattamente all’Art. 33.

Questo articolo si fonda sul principio di sussidiarietà e di uguaglianza degli alunni che trovate ben enunciati dalle note del prof. M. Andreucci che sono riportate alla base di questo mio articolo.

Penso allora sia discriminante che le famiglie che scelgono la scuola paritaria debbano, attraverso le tasse, sostenere la scuola statale e, poi, versare anche una retta (= una ulteriore tassa) per aver scelto una scuola paritaria.

Il contributo di Comuni, Regioni, Stato potrebbe e dovrebbe, a mio parere, coprire le spese di gestione di una scuola paritaria.

A questo punto saremmo nella condizione di rendere effettivo il principio che l’educazione dei figli spetta, in prima istanza, non allo Stato ma alla famiglia.

Una famiglia però messa in condizione, dallo Stato, di fare per l’educazione dei propri figli quelle scelte che nascono da libertà, uguaglianza, pluralismo e rispetto delle differenze culturali e religiose.

Che la scuola paritaria (una volta si diceva “privata”) sia la scuola dei ricchi è uno slogan vecchio e non corrispondente alla realtà.

“Sono numerose le scuole che cercano di venire incontro agli utenti con rette particolarmente contenute o, in situazioni particolari, addirittura con quote gratuite per i bisognosi.

Ci sono molte paritarie che accolgono alunni che provengono da contesti sociali e familiari svantaggiati e che vengono aiutati ad un recupero che li accompagni al mondo del lavoro o all’accesso all’Università.” (Don Fabio Landi responsabile del Servizio per la pastorale scolastica della Diocesi di Milano).

Che dire allora?

W la Scuola!

Primo perché penso che tanti alunni (purtroppo non tutti) non vedano l’ora di tornare a scuola…

Secondo perché spero ci si renda finalmente conto del valore, in una società, di una pluralità di proposte educative e formative.

Terzo perché, se le proposte formative ed educative che lo Stato offre ai suoi cittadini sono qualificate, varie ed accessibili a tutti…il futuro non può che essere roseo.

 

Don Maurizio

 

 

DALL’ART. 33 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA:

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle Scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.”

 

Note di M. Andreucci

LA COSTITUZIONE ITALIANA

Minerva italica Bergamo 1971

Sussidiarietà.

Un altro criterio che regola l’attività interna dello Stato è quello di sussidiarietà, il quale scaturisce dalla impostazione data dalla stessa Costi­tuzione al rapporto fra cittadino e Stato. L’ordinamento costituzionale infat­ti riconosce che l’uomo è soggetto di diritti inviolabili e di doveri inderoga­bili sia come singolo sia come membro di formazioni sociali. Ciò comporta quindi che lo Stato non può sostituirsi ai cittadini né nella titolarità dei loro diritti e doveri, né nell’espletamento di quella attività di cui essi sono capaci per esercitare i loro diritti e per adempiere i loro doveri, o come singoli o come associati. L’azione statale è quindi, nell’ambito dei diritti e doveri dei cittadini, sussidiaria, cioè di integrazione all’attività dei titolari, perché essi possano assolvere i loro compiti con i relativi diritti.

La scuola statale e la scuola non statale.

La Costituzione prevede uno specifico strumento tecnico-giuridico per conseguire la formazione del cittadino mediante l’istruzione: la scuola.

Le scuole possono essere statali e non statali. Infatti, in base al prin­cipio democratico e del pluralismo delle formazioni sociali, accanto al dovere dello Stato di istituire scuole per tutti gli ordini e gradi, esiste il diritto rico­nosciuto a enti e privati di istituire scuole ed istituti di istruzione e di edu­cazione purché ciò non comporti oneri per lo Stato. Anzi le scuole di inizia­tiva non statale possono ottenere la «parità» con le scuole statali.

La legge dovrà fissare i diritti e gli obblighi, assicurando ad esse, nello stesso tempo, la piena libertà e agli alunni un trattamento scolastico equi­pollente a quello degli alunni delle scuole statali. La scuola «paritaria» ver­rà quindi ad assumere una posizione sociale e giuridica di equipollenza con la scuola statale, che comporta una equivalenza del valore giuridico degli studi e dell’attività didattica e scientifica in essa svolti, ed una posizione di eguaglianza degli alunni, in quanto anch’essi sono cittadini titolari di quei diritti che la Costituzione riconosce a tutti nell’ambito giuridico, sociale ed economico. Hanno perciò il diritto alla gratuità dell’istruzione obbligato­ria e a tutte le provvidenze apprestate dalla Repubblica per il proseguimento degli studi agli alunni bisognosi e meritevoli.

Le istituzioni di alta cultura, le Università e le Accademie, possono inol­tre darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

 

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