“Pace a voi” Giovanni 20,19
Primo incontro: ” Li disperse su tutta la terra” (Genesi 11, 1 – 9)
Attendere la parola
Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica!
Abbiamo provato tante volte e per tanti anni
a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze
e anche con le nostre armi;
tanti momenti di ostilità e di oscurità;
tanto sangue versato; tante vite spezzate;
tante speranze seppellite…
Ma i nostri sforzi sono stati vani.
Ora, Signore, aiutaci Tu!
Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace,
guidaci Tu verso la pace.
Apri i nostri occhi e i nostri cuori
e donaci il coraggio di dire:
“mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”.
Infondi in noi il coraggio
di compiere gesti concreti per costruire la pace.
Signore, Dio di Abramo e dei Profeti,
Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli,
donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace;
donaci la capacità di guardare con benevolenza
tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino.
Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini
che ci chiedono di trasformare
le nostre armi in strumenti di pace,
le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono.
Tieni accesa in noi la fiamma della speranza
per compiere con paziente perseveranza
scelte di dialogo e di riconciliazione,
perché vinca finalmente la pace.
E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole:
divisione, odio, guerra!
Signore, disarma la lingua e le mani,
rinnova i cuori e le menti,
perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”,
e lo stile della nostra vita diventi:
shalom, pace, salam! Amen.
Papa Francesco
Ascoltare la Parola
Genesi 11, 1-9
1 Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. 2 Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Intervento dell’animatore
Silenzio
Per approfondire
Apocalisse 1, 2-3
2 Vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio».
Atti 2, 1-8
1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4 ed essi furono tutti colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. 5 Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7 Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E come mai ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativa?».
Genesi 12, 1; 17,5
1 Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò».
5 «Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò».
Da La Teologia degli Oppressi di don Tonino Bello
E allora, che rapporto c’è tra la pace che costruiamo quaggiù e quella finale del Regno?
Sarebbe pericoloso pensare che ci sia solo un rapporto orizzontale o quantitativo, nel senso che la pace realizzata sulla terra debba considerarsi una porzione rispetto al tutto, un arco rispetto alla circonferenza, un acconto sulla somma complessiva. Quest’ottica è destinata inesorabilmente a estenuare gli entusiasmi, a creare colassi di speranza, a scatenare crisi depressive da insuccesso.
Perché, nonostante gli sforzi, rimarrà sempre un «gap» tra il sogno cullato e le realizzazioni raggiunte, i labbri delle conquiste non combaceranno mai con quelli dell’utopia e il «già» non si salderà mai con il «non ancora».
Il rapporto, allora, non è solo quantitativo e orizzontale, ma è soprattutto «significativo» e «verticale»: lo stesso che c’è tra segno e realtà significata: laddove il segno, con tutto il suo spasimo di finitudine, allude, per così dire, alla realtà intera e non solo a una frangia di essa.
Ogni gesto di pace, perciò, che facciamo spuntare sulla terra è non solo un’anticipazione, ma il segno, l’immagine riflessa in un frammento di specchio, un’esperienza prolettica della pace escatologica.
Ecco, allora, il sentiero di Isaia.
Quello acciottolato da questi frammenti speculari che riflettono la pace.
Moltiplichiamo, amici, questi ciottoli lucidi.
Ogni piccola conquista, pur accettata nel suo limite, concorre a lastricare il viottolo.
Anche l’art. 11 della nostra Costituzione (enucleato di tutte le implicazioni di pace di cui è gravido) può aiutarci a rendere meno impervio questo sentiero… camminando sul quale, dall’ululo e dai belati, dal muggire e dai ruggiti, possiamo intuire che non siamo lontani dal luogo dove «il lupo dimora insieme con l’agnello; la pantera è sdraiata accanto alla capretta; il vitello e il leoncello pascolano insieme e insieme sono sdraiati i loro piccoli. Il leone si ciba di paglia, come il bue. E il lattante mette la mano nel covo di serpenti velenosi, senza farsi male» (Isaia 11).
Coraggio allora. Intuite tutti, se le cose stanno così, l’importanza formidabile del vostro impegno umano e scientifico.
E se all’inizio ho forzato la mano nel sottolineare la precarietà di un sforzo destinato a vedersi spostare sempre più in là le sponde dell’appagamento l’ho fatto solo per preservarvi dalla tentazione del titanismo e dell’autosufficienza.
La pace sulla terra non è il fuoco che Prometeo voleva sottrarre agli dèi, ma è il fuoco del roveto ardente che bruciava sempre senza mai consumarsi. La consumazione del roveto avverrà nel Regno di Dio, quando vedremo Cristo, nostra pace, non più ospite velato ma faccia a faccia.
Allora la pace non sarà più un’esperienza prolettica, ma la realtà ineffabile che sopravvanza il sogno.
(IV, 79)
Art. 11 Cost.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Comunicazione nella fede
- Quali situazioni a livello di rapporti tra popoli e nazioni, di comunità cristiane e civili, di famiglia e di relazioni interpersonali riproducono la tentazione di Babele?
- La pace, a livello dei popoli o dei rapporti personali, è possibile o rimane un sogno/illusione?
- Perché è cosi difficile accettare l’altro quando è “diverso”: straniero, di altra religione, cultura, orientamento sessuale?
- Conosci invece esperienze di accettazione dell’altro, di integrazione e arricchimento reciproco?
- Hai sperimentato la gioia (= segno della Shalom) che può venire dalla vita coniugale o da cammini di riconciliazione, solidarietà, accoglienza, amicizia fraterna?
Preghiera: Padre nostro
